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NEL VIGNETO La vite europea appartiene alla specie Vitis vinifera (che conta circa 10.000 varietà), la specie più importante tra quelle europee, asiatiche e americane. Fino ad un paio di secoli fa i nostri vigneti appartenevano completamente a questa specie, ma nel XIX secolo l'importazione dall'America di alcune specie di viti locali provocò una serie di flagelli: l' oidio, una specie di muffa provocata da un fungo, apparve per la prima volta nel 1850; fu poi la volta della tignola e nel 1865 per la prima volta si conobbero i danni provocati dal peggior nemico della viticoltura europea: la Phylloxera vastatrix, la fillossera, che scava gallerie nelle radici delle viti. Nel 1879 fece la sua apparizione anche la peronospora, un'altra muffa. La fillossera, che fa parte della famiglia degli afidi, distrusse le radici di quasi tutti i vigneti, mentre i due parassiti fungini, la peronospora e l' oidio, e l'altro insetto, la tignola, distrussero foglie e frutti. Non si poteva aspettare che la natura facesse il suo corso selezionando le piante più resistenti fino a farne il ceppo dominante, bisognava trovare una soluzione immediata: le radici delle viti importate dall'America, dove i parassiti erano endemici e quindi perfettamente inseriti nell'ecosistema che con la loro presenza si era evoluto, resistevano agli attacchi degli insetti, per questo uno dei rimedi alla catastrofe fu l'innesto della vite europea su fusti appartenenti alla vite americana con il risultato di dotare i vigneti di un apparato radicale resistente agli attacchi della fillossera. Le cosiddette barbatelle, usate per impiantare i vigneti, altro non sono che pezzi di tralcio della vite europea già innestati su pezzi di tralcio di vite americana avente apparato radicale perfettamente sviluppato: proprio dall'apparato radicale, simile ad una "barba" ha origine il termine barbatelle Non era possibile sostituire anche la parte fruttifera, proprio perché
la qualità della vite europea è di gran lunga superiore a quella della
sorella d'oltreoceano, bisognava quindi trovare riparo anche agli attacchi
delle spore fungine attraverso l'uso di elementi esterni alla pianta
stessa. Le viti crescono all'aperto su quasi tutti i tipi di terreno. Con il
termine Vitigni di definiscono le diverse
varietà di vite che, alla fine, determinano le capacità di invecchiamento
e le qualità organolettiche del vino. Il terreno non deve essere eccessivamente fertile e deve garantire un ottimo drenaggio, l'impianto deve essere fatto in una zona assolata, al riparo dal vento. La vite non trova grandi difficoltà a svilupparsi nei climi temperati, ma non tollera i climi estremi temendo sia il forte gelo che la forte calura. Le annate molto fredde, o nuvolose producono frutti aspri, annate troppo calde caricano l'uva di zucchero e ne abbassano la naturale acidità, producendo vino molto forte, ma privo di carattere Dopo aver effettuato l'impianto del vigneto, si avranno i primi frutti dopo circa 4-5 anni, e l'intero vigneto andrebbe completamente sostituito dopo un'attività che va dai 20 ai 30 anni, non prima di aver lasciato "riprendere" il terreno per qualche anno tra l'eliminazione del vecchio e l'impianto del nuovo. La potatura annuale è vitale per il corretto sviluppo del vigneto, infatti bisogna sfrondare la pianta dei rami ormai vecchi che hanno fruttificato l'anno prima: la vite appartiene alla famiglia delle liane e se non si procedesse allo sfrondamento si creerebbe un affascinante, ma inestricabile groviglio di rami e viticci. In un ambiente carente di acqua, di sostanze nutritive o di calore, la potatura sarà "corta", per limitare lo spreco di elementi preziosi, mentre in zone fertili la potatura non sarà così radicale.
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